Isole della Laguna

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SAN FRANCESCO DEL DESERTO

L’isola di San Francesco del deserto affascina e incanta con la sua semplice ma profonda bellezza.
Situata nella meravigliosa laguna nord tra Sant’Erasmo e Burano, è un’oasi di pace e di spiritualità circondata dalle acque della laguna.

Troviamo un convento di frati originariamente fondato da San Francesco, che qui vi approdò nel 1220 mentre era di ritorno dalla Quinta crociata, scelse l’isola per fondarvi un ricovero per pregare e meditare in pace, lontano dalla mondanità.
Nel 1400 l’isola venne abbandonata e, secoli dopo, venne adibita a polveriera dagli austriaci.
Nel 1858 venne donata al Patriarcato di Venezia che consentì ai frati minori di rifondarvi il monastero che troviamo oggi in cui vivono stabilmente 4 persone.

Camminando nel meraviglioso giardino ricco di alberi e fiori, dove i frati coltivano il terreno e allevano alcuni animali, si arriva a due meravigliose terrazze con un panorama mozzafiato, che permettono di ammirare la laguna di Venezia e l’isola di Burano da una visuale straordinariamente insolita.

A seguito di ricerche da noi effettuate, possiamo dire, a chi fosse interessato a visitarla, che l’isola non è raggiungibile con i mezzi pubblici, ma si può comunque raggiungere chiamando il monastero allo 041 5286863. Le visite guidate sono dalle 9.00 alle 11.00 e dalle 15.00 alle 17.00.
Ci si deve recare a Burano e da lì c’è una persona che effettua servizio navetta con una barca, negli orari indicati eccetto il lunedì.
E’ possibile chiedere ospitalità ai frati del monastero che mettono a disposizione alcune stanze, e soggiornarvi anche per brevi periodi.

 

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MADONNA DEL MONTE

L’isola della Madonna del Monte è un’isola di dimensioni contenute della laguna nord. Situata nelle vicinanze di Burano e di San Giacomo in Paludo esercita un particolare fascino e nel suo silenzio… racconta una storia suggestiva.

In origine era formata da due isolotti che un tempo erano uniti da un sottile striscia di terra che gli agenti del tempo, in particolar modo dopo una forte mareggiata verificatasi verso la metà del Novecento, hanno separato.

L’isola, purtroppo, giace in stato di abbandono.

In essa si possono ancora vedere i resti una costruzione in mattoni un tempo adibita a polveriera, eretta all’inizio del Novecento e utilizzata fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Rimangono le mura perimetrali mentre il tetto è totalmente collassato.

All’inizio del 1300, quattro monache benedettine avevano qui fondato un piccolo monastero intitolato a San Nicolò che rimase attivo per oltre un secolo; venne infatti soppresso nel 1432.

A metà del 1600 l’isola venne utilizzata per un breve periodo come eremitaggio e poi nuovamente abbandonata.

All’inizio del 1700, invece, tale Pietro Tabacco, vi fece erigere una chiesa dedicata alla Madonna del Rosario.

Questa chiesa venne presto chiamata “Madonna del Monte” e con questo nome viene tutt’oggi identificata l’isola.

Nei pressi della chiesa vennero edificate anche alcune abitazioni ma, a metà dell’Ottocento, in piena epoca napoleonica, il tutto venne raso al suolo.

L’isola attualmente è di proprietà privata ed è visibile durante il tragitto che si compie in vaporetto linea LN da Venezia verso Burano.

 

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SAN ERASMO

Sant’ Erasmo “L’orto di Venezia”: è con questa espressione che spesso è stata identificata l’isola di Sant’Erasmo, suggestiva isola in cui la coltivazione dei campi risulta ancor oggi la principale attività lavorativa.

Un’isola situata in laguna nord in cui vivono 669 persone molto radicate nel territorio, una gran parte di loro eseguono lavori manuali e agricoli, altri lavorano nelle vicinanze dell’estuario, è gente che ama la propria terra e che porta avanti con orgoglio le tradizioni.

Nell’isola vi sono diverse realtà di associazionismo: la Banda musicale di Sant’Erasmo, la Parrocchia della Chiesa con il
Comitato per i festeggiamenti locali, l’Associazione Nazionale del Fante Sezione di Sant’ Erasmo e molte altre realtà sportive, di pesca e di volontariato; grazie al loro impegno la rendono unica, fanno si che ci sia un tessuto sociale coeso e un legame collaborativo molto forte e sentito.

Sono molto seguite le sagre che si svolgono nell’isola: la festa del carciofo violetto, la seconda domenica di maggio, la Festa di Cristo Re (Santo Patrono) la prima domenica di giugno e la Festa del Mosto nelle prime domeniche di ottobre.

Durante l’estate, sia le rive meridionali che quelle orientali sono meta di numerosi bagnanti che la raggiungono in barca trasformandola in una spiaggia lagunare.

Nei secoli passati, prima che si formasse il litorale di Punta Sabbioni, l’isola era bagnata direttamente dall’Adriatico.

Sull’estrema punta meridionale si può ammirare la “Torre Massimiliana”, fortezza a pianta circolare, costruita verso la metà dell’800 per il volere dell’arciduca Massimiliano d’Austria. E’ l’unica costruzione con queste caratteristiche architettoniche ad essere ancora presente in Italia. Durante la seconda guerra mondiale è stata utilizzata come batteria contraerea.

Dopo un lungo periodo di abbandono è stata restaurata e, dal 2004, ospita mostre d’arte ed eventi culturali.

 

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BURANO

Burano è l’isola più colorata della laguna, situato nella laguna nord, famosa in tutto il mondo per le sue case dalle tinte sgargianti, per i suoi bellissimi merletti e per i suoi abitanti molto radicati sul territorio, ad oggi il Comune di Venezia conta 2.434 residenti 1.200 maschi e 1.234 femmine.

L’origine della colorazione vivace delle abitazioni sembra nascere dalla necessità dei pescatori di ritrovare l’orientamento nelle giornate di nebbia.

Il merletto, invece, affonda le sue origini in una suggestiva leggenda: un giovane del luogo tornò dalla guerra portando in dono alla sua promessa sposa un bellissimo velo fatto con la schiuma del mare.

Questo prezioso oggetto gli era stato donato da una Sirena che aveva cercato inutilmente di sedurlo.
Le donne dell’isola, vista tanta bellezza, cercarono quindi di riprodurlo attraverso i merletti.
Tali pregevoli lavori sono tutt’oggi qui realizzati e apprezzati in tutto il mondo.

L’isola ha dato i natali al musicista Baldassarre Galuppi (1706-1785) e al grande regatante Sergio Tagliapietra “Ciaci” nato nel 1935, ora residente a Pellestrina dove ancora oggi insegna la voga alla veneta ai ragazzi delle isole.

Da notare a Burano il caratteristico campanile delle chiesa di San Martino, visibilmente pendente.
L’isola è la patria dei “bussolai”, dolci tipici dell’isola conosciuti il tutto il mondo, dalla caratteristica forma circolare.

 

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MAZZORBO

A poca distanza da Burano, a cui è collegata attraverso un ponte, sorge l’isola di Mazzorbo.
Un tempo era un centro commerciale molto attivo, poi con l’andare dei secoli è stata sempre più utilizzata a scopi agricoli.
Negli ultimi anni è stata riscoperta, vi sono state edificate delle case ad opera dell’architetto Giancarlo De Carlo e una nota azienda vinicola ha investito sulle vigne dell’isola dalle quali ogni anno ricava un vino molto pregiato.
Dell’antica isola rimane la chiesa di Santa Caterina, la cui campana del 1318 risulta essere la più antica dell’intera laguna veneta.
Tra Mazzorbo e Mazzorbetto ci sono 273 abitanti di cui 131 uomini e 142 donne.

Nella foto uno scorcio dell’isola: si noti la vicinanza con Burano e le abitazioni progettate dall’architetto Giancarlo De Carlo.

 

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TORCELLO

Isola ricca di storia e di infinita bellezza, un tempo popolata da migliaia di abitanti, oggi da poco più di una decina di persone, precisamente 14 uomini 6 donne, dati aggiornati al 2017.

Luogo in cui regna un suggestivo fascino medievale dal quale è impossibile non rimanere colpiti.

In essa si può ammirare la Basilica di Santa Maria Assunta, risalente all’ anno 1000, nella quale, in un mosaico imponente e spettacolare, è situata la più antica rappresentazione del Giudizio Universale.

Nelle immediate vicinanze sono invece situate la caratteristica chiesa di Santa Fosca, il museo archeologico, il Trono di Attila e il “ponte del diavolo”.

Notevole la vista della laguna che si può godere dal campanile della Basilica.

Torcello è sa sempre un punto d’interesse per turisti, autorità, regnanti e personaggi del mondo dell’arte e dello spettacolo.

E’ stata per lungo tempo una meta frequentata da Hernest Hamingway, il quale in essa ha scritto buona parte del suo romanzo “Al di là del fiume e tra gli alberi”.

 

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S.ARIANO

Situata a nordest di Torcello, l’isola ossario di Sant’Ariano rappresenta uno dei resti dell’importante insediamento lagunare, medievale, di Costanzico, probabilmente era collegata mediante dei ponti alle altre isole vicine, oggi scomparse.

Ospitò un monastero di benedettine dedicato a Sant’Adriano sulle cui origini esistono parecchie leggende. Per certo si sa che le monache vissero sull’isola fino al 1439, quando si spostarono, prima a Torcello, poi a Venezia.

Nella seconda metà del 1500, quando l’isola era ormai del tutto abbandonata, venne adibita ad ossario, in esso vennero raccolti i resti esumati nei numerosi cimiteri che erano presenti nel centro storico. La raccolta delle salme si protrasse fino al 1933. La catasta di ossa arrivò a raggiungere un’altezza di 3 metri. Una visione lugubre e, per certi versi, inquietante.

Era divenuta prassi, tra i giovani veneziani che studiavano medicina, recarsi a Sant’Ariano per prelevare ossa di vario genere a scopo di studio. Recentemente sono stati fatti dei lavori di sistemazione e la porta d’accesso è stata murata.

L’accesso all’isola è vietato.

 

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SANTA CRISTINA

Situata a nord di Treporti, l’isola di Santa Cristina era probabilmente parte del territorio di Ammiana, un tempo era conosciuta come San Marco per via di una chiesa con un monastero abitato da monache benedettine.

Il nome fu mutato nei primi anni del 1300, quando furono qui portati i resti di Santa Cristina. Il convento rimase in attività per circa un secolo poi, a causa delle condizioni igienico sanitarie proibitive in cui versava l’isola, le monache rimaste si sono trasferite a Murano.

I resti di Santa Cristina, invece, sono stati traslati prima a Torcello e poi a Venezia presso la chiesa di San Francesco della Vigna, dove si trovano tutt’ora. L’isola fu in seguito abitata da alcune famiglie che la utilizzarono sia come terreno agricolo che come valle da pesca.

Nel 1930 venne abbandonata e solo di recente è stata recuperata, attualmente è di proprietà privata: in essa sorge un villino con giardini, orti e valli da pesca.

A gestirla è Renè Deutch figlio della seconda moglie del re dei cristalli Swarowsky che sta portando a compimento un ambizioso programma: quello di rendere questa valle da pesca in miniatura completamente.

 

 

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LA CURA

Situata nelle immediate vicinanze dell’isola ossario di Sant’Ariano, era anch’essa parte dell’antico abitato di Costanzico.

Ormai è quasi del tutto sommersa ma, volandoci sopra durante le basse maree, si possono scorgere i resti di alcune mura perimetrali.

In essa sorgevano le chiese dei S.S. Sergio e Bacco e di S. Matteo. Con la decadenza e la scomparsa del centro, la località fu usata come valle da pesca e zona agricola e vi furono costruiti dei rustici e una cavana.

Sull’isola sono stati condotti scavi archeologici che hanno portato alla luce tracce di un antico insediamento databile attorno al VII secolo. Impossibile pensare ad una valorizzazione di quest’isola: di lei rimane solo la storia.

 

 

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SAN GIACOMO IN PALUDO

Situata tra Murano e l’isola della Madonna del Monte quest’isola della laguna, come molte altre, nel corso dei secoli ha ospitato delle chiese e dei conventi. Attorno al 1050 sorse un monastero dedicato a San Giacomo Maggiore che accoglieva viandanti e pellegrini.
Dal 1238 al 1440 vi abitarono delle monache cistercensi, e nel 1500 fu abitato dai frati minori conventuali, nel frattempo, per un breve periodo, l’isola venne utilizzata anche come lazzaretto.
Le rive sono state più volte oggetto di interventi a causa di una notevole erosione e nel 1810 il monastero fu demolito; l’isola venne utilizzata per oltre 150 anni come postazione militare e dagli anni ’60 risulta abbandonata anche se è vincolata: negli ultimi tempi è stata oggetto di nuovi interventi conservativi. Non vi sono abitanti.

 

 

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MURANO

Isola famosa in tutto il mondo per la bellezza delle opere d’arte e degli oggetti in vetro che da secoli prendono forma nelle sue numerose sue fornaci, capitale mondiale del vetro artistico e sinonimo universale dell’arte vetraria.
Murano, dalla seconda metà del 1200, ospita l’alchimia del fuoco che modella e trasforma le sabbie in splendidi vetri, in origine le fornaci si trovavano a Venezia ma, a causa del loro elevato rischio d’incendio vennero trasferite, con un Decreto della Serenissima, in questa vicina isola.
Qui si trovano numerosi i luoghi da visitare: dal Museo del vetro alle chiese di San Donato e di San Pietro, oltre che a numerose fornaci che permettono di vedere i loro Maestri mentre realizzano le loro opere.
L’isola ha dato i natali al librettista Francesco Maria Piave (1810-1876) e al comico Lino Toffolo (1934-2016).
In essa si trova anche un faro, alto 35 metri, tutt’ora in funzione.
Murano è un’ isola molto popolata, vi risiedono 4.294 abitanti di cui 2.300 donne e 1.994 uomini, i dati sono aggiornati a dicembre 2017.

 

 

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SAN MICHELE IN ISOLA

Nata dall’unione di due isole, San Michele e San Cristoforo della Pace, un tempo luogo di ricovero per le imbarcazioni della vicina isola di Murano, dal 1809 San Michele è diventata il cimitero monumentale di Venezia.
Già nel X secolo su di essa sorgeva una chiesa dedicata all’arcangelo, la chiesa attuale (1469) è stata costruita dall’architetto Mauro Condussi ed è considerata la prima chiesa rinascimentale di Venezia; la facciata della famosa Basilica della Madonna dei Miracoli di Motta di Livenza è ampiamente ispirata a quella di questa chiesa.
Sull’isola riposano il compositore Igor Stravinsky, il premio Nobel per la letteratura Josif Brodzky, il poeta Ezra Pound, l’allenatore Helenio Herrera, il commediografo Cesco Baseggio e l’impresario e direttore artistico Sergej Djagilev, tutt’oggi molte le ragazze che si diplomano in danza sono solite recarsi presso la sua tomba e lasciarvi le scarpette usate durante l’esame.
Negli anni passati l’isola, in occasione del 2 novembre, veniva collegata alla città mediante un ponte di barche.
Durante il grande gelo del 1929, per qualche giorno, fu possibile attraversare a piedi il tratto di laguna tra l’isola e le Fondamente Nuove.

 

La chiesa di San Michele in isola ha un valore artistico molto importate. Realizzata dall’architetto lombardo Mauro Codussi, tra il 1468 e il 1479 (circa quattro secoli prima che l’isola venisse adibita a cimitero) grazie alla sua bellezza è divenuta presto un punto di riferimento per la progettazione di molte altre chiese: tra queste quella della Madonna dei Miracoli a Motta di Livenza. La facciata è realizzata in pietra d’Istria, cavata nell’isola di Brazza.
Il campanile, edificato tra il 1456 e il 1460, è servito da modello per quello della chiesa di Santa Chiara.

 

San Michele in isola, cimitero di Venezia: la suggestiva porta d’acqua posta nella parte sud dell’isola. Era qui che giungeva il famoso ponte di barche che, fino agli anni ’30 del secolo scorso, veniva approntato in occasione della commemorazione dei defunti in modo da agevolare le persone che, dalle Fondamente Nuove, si recavano a render memoria ai loro cari.

 

 

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LAZZARETTO NUOVO

Quest’isola, situata all’inizio del canale di Sant’Erasmo, inizialmente era conosciuta con il nome di Vigna Murada. Nei suoi primi tempi è stata un luogo di preghiera e di attività religiose: su di essa, nel Medioevo, sorgevano infatti un monastero e una chiesa intitolata a San Bartolomeo, entrambi edificati dai benedettini dell’isola di San Giorgio Maggiore, nella seconda metà del 1400, per decreto del Senato della Serenissima, è stata trasformata in un lazzaretto adibito a scopi di prevenzione del contagio: a quanto pare, il primo luogo al mondo nel suo genere, in esso le merci che erano sospettate di essere potenzialmente pericolose per la salute, venivano isolate e sottoposte a dei controlli, l’eventuale espurgo avveniva attraverso la loro esposizione a fumi di erbe aromatiche, quali ginepro e rosmarino.

I camini delle numerose stanze dove venivano fatti questi trattamenti avevano fatto assumere all’isola la parvenza di un particolare castello, se invece una persona presentava sintomi di malattie infettive, in particolar modo della peste, veniva visitata e, se riconosciuta infetta, veniva inviata presso l’ospedale situato sull’isola del Lazzaretto Vecchio.

L’edificio principale dell’isola (il “Teson grande”) era l’edificio pubblico di Venezia più grande dopo le Corderie dell’Arsenale. In esso si trovano tutt’oggi delle scritte realizzate prima del 1700 dalle persone che si trovavano in quarantena.

Successivamente, sia nel periodo napoleonico che in quello austriaco l’isola è stata adibita a fortilizio e, in tempi più recenti, utilizzata dall’Esercito italiano (fino al 1975), l’isola del Lazzaretto Nuovo è stata oggetto di numerosi interventi conservativi e di restauro che hanno determinato il suo pieno recupero, risulta di proprietà demaniale ed è vincolata dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dal 1977 è in concessione all’Associazione di Volontariato “EKOS CLUB”, su di essa, particolarmente nel periodo estivo, vengono svolti seminari e laboratori di natura archeologico/culturale/didattica rivolti sia agli adulti che ai ragazzi, ogni anno registra il passaggio di circa quindicimila visitatori.

 

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LAZZARETTO VECCHIO

Quest’isola di 2,5 ettari è situata nelle immediate vicinanze del Lido di Venezia, più precisamente nella zona di “Città Giardino”, fu abitata inizialmente dai Padri Eremitani, che vi avevano eretto una chiesa consacrata a Santa Maria di Nazareth ed un ricovero per i pellegrini che andavano o tornavano dalla Terrasanta (1249), nella prima metà del 1400, quando l’isola iniziò ad ospitare un ospedale per la cura degli appestati, divenne il primo Lazzaretto al mondo! Sembra che il termine lazzaretto derivi proprio dalla chiesa di Santa Maria di Nazareth, con sovrapposizione del nome del patrono degli appestati, San Lazzaro.

L’isola ospitava anche gli ammalati che, sospettati di essere contagiati, erano stati visitati nella nuova costruzione del Lazzaretto Nuovo, già allora, l’isola era divisa in due da un canale, attraversato da un ponte: nella porzione più piccola vi erano un deposito di polvere da sparo ed un alloggio per i soldati di guardia; in quella maggiore, a forma di rettangolo, era situato l’ospedale vero e proprio, che aveva ormai inglobato l’insediamento monastico preesistente, inizialmente integrato con baracche e capannoni in legname, gradualmente sostituiti da edifici in muratura.

Dal 1846 al 1965 l’isola, come molte altre, passò alle autorità militari, prima austriache e poi italiane, durante questo periodo vennero demolite le due ali del chiostro, la chiesa e il campanile, il parlatorio e altri edifici. Successivamente, Lazzaretto Vecchio fu dato in concessione dal Comune di Venezia ad un gruppo cinofilo, per ospitare un ricovero per cani randagi.

Nel primo decennio degli anni 2000, l’isola è stata oggetto di importanti interventi di recupero, sia di salvaguardia che in previsione dell’allestimento del “Museo della Città e della Laguna di Venezia”: un progetto tutt’oggi irrealizzato a causa della mancanza di fondi; gli scavi effettuati durante le opere di recupero e conservazione hanno portato alla luce sia delle fosse singole che comuni: sono stati oltre 1.500 gli scheletri di appestati rinvenuti ed esumati.

Dal settembre 2013 la Soprintendenza Archeologica del Veneto ha attivato un protocollo d’intesa per servizio di vigilanza, visita pubblica e piccole manutenzioni in collaborazione con l’Archeoclub di Venezia; grazie ai volontari e ad un significativo passaparola, l’isola viene aperta con cadenza mensile e in occasioni particolari che, nel corso dell’anno, portano in visita migliaia di persone. Non vi sono residenti al 31.12.2017.

 

L’isola del Lazzaretto Vecchio, primo luogo al mondo di isolamento e cura delle malattie infettive (peste). Dalla fusione del nome “Nazareth” (sull’isola sorgeva una chiesa dedicata a Santa Maria di Nazareth) e “Lazzaro” (San Lazzaro, patrono degli appestati) nacque il nome Lazzaretto divenuto di uso comune in tutto il mondo.

 

 

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LA CERTOSA

Situata nelle immediate vicinanze del forte di Sant’Andrea, quest’isola, vasta circa 22 ettari, si protrae verso sud fino a porsi a breve distanza dalla zona est di Venezia (Sant’Elena e San Pietro di Castello, il fronte opposto, invece, si affaccia direttamente al Lido (San Nicolò), proprio per questa vicinanza, nell’antichità era chiamata Isola di S. Andrea del Lido e, successivamente, Isola di San Bruno, (fondatore dell’ordine Certosino).

Nel 1189 il sacerdote Domenico Franco, vi costituì un monastero agostiniano poi, nel 1424, sull’isola venne edificato un chiostro chiamato “Galilea” con 15 cellette destinate ad accogliere 15 padri Certosini; nel 1492 venne edificata la chiesa di Sant’Andrea Apostolo che conteneva delle preziosissime opere di Tiziano, di Palma il Giovane, del Vivarini e di Tintoretto, all’interno di questa chiesa vennero sepolti anche due Dogi: Nicolò Marcello e Alvise Pisani.

Nel 1810, a seguito delle riforme napoleoniche, sia la chiesa che il convento vennero soppressi e smantellati nel giro di poco tempo, sull’isola presero subito il via numerose attività militari, tra queste: un opificio pirotecnico attivo fino al 1958; per oltre un secolo (1866-1968) l’isola ospitò anche dei reparti di militari italiani e, fino al 1997 fu occasionale teatro di esercitazioni del Reggimento Lagunari, che comprendevano anche l’utilizzo di armi da fuoco e infine nel 1985, dopo quasi vent’anni di abbandono, sull’isola, prese il via un programma di recupero voluto dal “Comitato Certosa”.

Negli ultimi anni, invece, grazie alla creazione del Polo Nautico “Vento di Venezia” l’isola è ritornata ad animarsi e oggi ha un ruolo importante nel settore della vela, della diportistica e della cantieristica; nella bella stagione sono attivi anche un ristorante e un bar, oltre alla zona adibita a darsena e alle attività legate alla nautica, si possono fare delle belle escursioni nella vasta zona verde dove tra la fitta vegetazione si possono ammirare anche dei pioppi bianchi, dei pioppi neri e dei frassini, si possono inoltre vedere ancora numerosi edifici, in stato di abbandono, che un tempo erano utilizzati dai militari. Non vi sono residenti.

 

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 SAN SERVOLO

Dopo aver “visitato” le principali isole della laguna nord (sono rimaste fuori solo alcune “terre emerse” non proprio considerabili come isole) il nostro viaggio, da oggi, prosegue nella laguna centrale: quella che va dal lato meridionale di Venezia alla fine del Lido.

La prima isola che stiamo per incontrare è San Servolo: il suo nome deriva da San Servilio, martire d’Istria, ha una superficie di 4,82 ettari, anche su questa isola vi era un insediamento benedettino, presente già due secoli prima dell’anno 1.000.

Per un periodo viene adibita ad ospizio per i monaci anziani e, successivamente, vi si insediarono delle monache che vi rimasero fino al 1615, dopo tal data i locali del convento vennero utilizzati prima come depositi di grano, poi come ricovero per gli appestati, successivamente vi giunsero delle monache, di vari ordini, provenienti da Creta (che era stata conquistata dai Turchi) che rimasero qui fino al 1716.

L’isola venne in seguito adibita ad ospedale militare e nel 1725 venne ricoverato il primo malato di mente, nei primi tempi il manicomio era riservato solo ai nobili poi, nel 1797, il governo napoleonico stabilì che tutte le persone, di ogni ceto affette da disturbi mentali fossero ricoverate a San Servolo; con l’avvento degli austriaci l’ospedale divenne il manicomio centrale del Veneto, l’isola ebbe tale funzione fino al 1978 quando, a seguito della Legge Basaglia, gli ospedali psichiatrici vennero soppressi.

L’isola negli anni ’90 venne profondamente ristrutturata e riqualificata, oggi è uno dei principali centri congressi di Venezia, in essa vi è anche il Museo della Follia nel quale attraverso un percorso storico che comprende un arco temporale di tre secoli, si possono vedere vari reperti riguardanti le attività che venivano svolte per la cura e il contenimento dei malati.

Da segnalare che a San Servolo, nella seconda metà del 1800, fu sperimentata per la prima volta in assoluto la Musicoterapia, a voler ciò fu l’allora Direttore del manicomio, Cesare Vigna, amico di Giuseppe Verdi; l’isola è sede di varie associazioni oltre che sede di succursali dell’Accademia delle Belle Arti e del Collegio Internazionale Ca’ Foscari. Fino al 31 dicembre 2017 non vi sono residenti.

Uno scorcio, di San Servolo isola che per anni ha ospitato un grande ospedale psichiatrico e che poi è divenuta uno dei più belli e avanzati centri congressi. In essa si svolgono ogni anno eventi di portata internazionale.

 

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SAN LAZZARO DEGLI ARMENI

Quest’isola suggestiva, ha una superficie di circa 3 ettari e, come molte altre isole, nel passato fu abitata dai benedettini, dai domenicani oltre che adibita a lebbrosario e lazzaretto, è situata nelle immediate vicinanze della costa ovest del Lido di Venezia ed è uno dei primi centri al mondo di cultura armena, viene anche chiamata “Armenia in miniatura”, in essa vi è un monastero molto conosciuto, casa madre dell’ordine dei Mekhitaristi.

Qui, nella prima metà del 1700 Petros Manuk, sacerdote armeno proveniente dall’Anatolia, conosciuto con il nome di Mekhitar (consolatore) fondò un convento, Mekhitar è considerato il pioniere della rinascita della letteratura armena in lingua classica, sull’isola nel 1735 compose un’edizione della Bibbia in Armeno e nel 1749, anno della sua morte, portò a compimento un dizionario.

L’isola, dopo i primi anni in cui la comunità si dedicò al restauro degli edifici esistenti, alla costruzione di nuovi stabili oltre che ad un bellissimo giardino, si trasformò in un centro di cultura e scienza destinato a mantenere in vita la lingua, la letteratura, le tradizioni e i costumi del popolo armeno, nel 1789 sorse la prima tipografia grazie alla quale i monaci poterono diffondere autonomamente la lingua e la cultura armena, con una macchina da stampa che produsse lavori in 38 lingue e dieci alfabeti; tra il 1823-25, venne costruita una nuova tipografia e Mekhitar fece allestire una biblioteca: ad oggi sono conservati circa 170.000 volumi, di cui 4.500 manoscritti, tra le varie cose che si possono ammirare nel museo vi sono dei manufatti arabi, indiani ed egizi, tra cui la mummia di Nehmeket risalente all’800 a.C..

A differenza di molti altri edifici religiosi, quelli di San Lazzaro degli Armeni sopravvissero all’invasione napoleonica perché il monastero venne considerato un’accademia di scienze, l’isola ha sempre dato ospitalità agli eruditi e agli allievi sia armeni che di altre nazionalità, fra i quali anche Lord Byron che nel 1816 studiò la lingua armena.
I monaci dell’Isola di San Lazzaro coltivano nel giardino del convento molti rosai, che vengono utilizzati per produrre una marmellata di petali di rosa che, come vuole la tradizione, vengono colti all’alba. I residenti al 31 dicembre 2017 sono 22: di cui 21 uomini e una donna.

Una curiosità: nel dialetto veneziano l’albicocca è chiamata armełín ovvero “frutto armeno”, il nome scientifico dell’albero è difatti armeniaca, in riferimento al luogo d’origine dalla pianta.

Un’altra curiosità: numerose fonti parlano anche di una permanenza in quest’isola (nel 1907) di Ioseph Vissarionovič Džugašvili, conosciuto storicamente con il nome di Stalin, all’ora era un rifugiato politico che contraccambiava l’ospitalità suonando le campane e pulendo la chiesa, a quanto pare se ne andò a causa di alcuni dissidi.

L’isola è visitabile tutti i giorni dalle 15:30 alle 17:30. La visita guidata dura circa 90 minuti.

 

La “piccola Armenia” – L’isola di San Lazzaro degli Armeni: autentico scrigno di storia, cultura e fascino. Una “perla” che non finisce mai di farsi ammirare e di regalare bellezza.

 

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SANTA MARIA DELLE GRAZIE

L’isola che “visitiamo” oggi è conosciuta con vari nomi: Santa Maria della Cavana o della Grazia, la Grazia, Santa Maria delle Grazie o ancora Isola delle Grazie; ha una superficie di quattro ettari ed è un’isola artificiale, sorta nel medioevo grazie all’allora abitudine di scaricare, presso il luogo in cui sorge, i detriti di Venezia. A seguito di nostre ricerche, a fine 2017 non vi sono residenti.

Nel 1264 ha iniziato ad ospitare in un ricovero i pellegrini diretti in Terrasanta, successivamente trasformato in convento dalla confraternita di San Girolamo di Fiesole, il suo nome da una leggenda secondo la quale alcuni marinai, che rientravano da Costantinopoli portando un ritratto della Vergine Maria, ebbero una visione che comunicò loro la volontà divina di dare al ritratto dimora sull’isola, dalla confraternita il convento passò successivamente alle suore Cappuccine.

Dal XVII secolo e fino alla fine della Repubblica era il punto di partenza dei pellegrini che ogni anno, il 17 luglio, salpavano al tramonto e con grande festa per recarsi ad Assisi, questo può essere considerato il periodo di maggiore splendore dell’isola: la chiesa venne ornata di opere di vari pittori famosi quali Tintoretto, Veronese e Longhi.

L’isola-monastero di Santa Maria delle Grazie, dopo la soppressione nel 1810 dell’ultima congregazione religiosa che la custodiva e animava, ebbe inizialmente destinazione militare; gli edifici religiosi vennero secolarizzati da Napoleone e sotto il suo dominio divenne una zona militare, ma gli edifici furono distrutti quando, nel 1849, esplose la polveriera.

Dopo l’annessione nel 1866 di Venezia e del Veneto al Regno d’Italia sabaudo, l’isola iniziò ad avere destinazioni diversificate; alla fine dell’Ottocento fu costruito un ospedale pneumotisiologico e per le cure delle malattie infettive che ha svolto le sue funzioni fino a pochi anni fa : gli elevati costi per mantenere in efficienza il piccolo ospedale insulare hanno decretato il graduale smantellamento e il definitivo abbandono.

Oggi ospita una rigogliosa vegetazione e sussistono in loco significative preesistenze di interesse storico-artistico, e due caratteristiche cavane per il ricovero dei natanti; in attesa di rinnovati utilizzi, ora l’isola di Santa Maria della Grazia è stata ceduta alla Giesse Investment dell’imprenditrice trevigiana Giovanna Stefanel, che progetta di trasformarla in un resort esclusivo.

 

 

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Pellestrina

Tredici chilometri di lunghezza, larga 210 metri, ma con calli e campielli, rivalità di quartieri e passione per le regate, l’isola di Pellestrina è una versione in miniatura della Venezia verace e popolare.

E’ un piccolo mondo dove si vive ancora all’antica, tra ritmi lenti e l’eterno rito delle “ciacole”.

Isola di San Pietro di Castello

A partire dall’Arsenale, una tranquilla passeggiata vi porterà alla scoperta del sestiere di Castello. Verso est esplorerete l’isola di San Pietro e verso sud vi attende l’isola di Sant’Elena …. oppure perdetevi fra le silenziose calli.

 

Isola di Sant’Elena

Nell’estremità orientale della città, nel sestiere di Castello. Fuori dagli itinerari turistici, in una Venezia poco conosciuta, brilla per storia e leggenda una perla di fede e devozione: l’isola di Sant’Elena.

 

Isola della Giudecca

Un tempo grande parco con fastose dimore e giardini, oggi l’isola della Giudecca è diventata un quartiere popolare e residenziale. Offre un’atmosfera suggestiva con straordinari panorami veneziani, lasciando perpetuare al prestigioso Cipriani il lusso del passato.

 

Isola di San Giorgio Maggiore

L’isola di San Giorgio Maggiore si trova di fronte a San Marco. Luogo di cultura e di religiosità, immersa in un’atmosfera d’altri tempi, incanta il visitatore per la sua storia e il suo fascino.

 

Lido di Venezia

Spiagge dorate, natura e clima, rendono il Lido di Venezia un’ambita meta del turismo internazionale. Ideale per chi ama mare e relax. Centro del mondo durante la Mostra del Cinema di Venezia. Spiaggia attrezzata, hotel frontemare, sport ed un campo da Golf sono i motivi per sceglierla.